lunedì 13 gennaio 2014

Cara professoressa

Ehi, come va carissim*. Lo so, ormai passo di qua troppo poco e random; ma esisto sempre. Oggi voglio lasciarvi una cosa non mia, un post che ho trovato in rete: una scena che si potrebbe svolgere in qualsiasi scuola. Ci scommetto che sono una marea quelle che ci si riconosceranno. Eccola (con mia postilla aggiuntiva in fondo):
"Laura (la chiamerò così): istituto professionale, un metro e quaranta per 35 chili. Stamane mentre mi accingevo a uscire dall’aula Laura mi ha consegnato di straforo un foglio protocollo a quadretti: «se vuole leggerlo professoressa» mi ha detto. 
Dalle prime righe ho intuito l’urlo e prima di custodirlo fra le pagine della mia agenda le ho chiesto di scriverci sopra il numero di cellulare. Mi ha chiesto «perché?» e le ho detto «per poterti rispondere subito». Tornata a casa ho trascurato ogni altra attività e ho iniziato a leggere:  
«Perché nessuno se ne accorge? Voglio dire, passiamo 9 mesi a scuola, 5 giorni a settimana, per 5 ore. Ci guardate in faccia, ci chiedete “Come va?”, ci interrogate e ci stressate. Per quanto alcuni professori ci capiscano, nessuno guarda mai oltre la facciata. Stiamo morendo dentro, cari professori. Moriamo dentro perché viviamo in una società in cui le cose materiali importano più delle opinioni. Viviamo in città in cui se non sei vestito firmato e hai interessi diversi dalla discoteca, sei considerato un poveraccio. Vorrei tanto che, per una volta, apriste gli occhi: guardando in prima fila vedrete una ragazza che, per colpa delle malelingue ha rischiato seriamente di finire anoressica. Guardate per terra e troverete l’alunna più brava e intelligente della classe che, con la scusa della dieta, non riesce a smettere di perdere chili. Guardate nell’ultima e scoprirete una ragazza che ha un disperato bisogno di comprensione per essere salvata. Guardatela bene e forse noterete i graffi sul braccio, gli occhi spenti, la paura di non valere abbastanza, di deludere i propri genitori, di restare sola.
Perché è questo che siamo: una generazione impaurita e fragile, di cui nessuno si occupa. Perché farlo? Ci insegnate il francese, l’inglese, la matematica. Ma chi si occupa di insegnarci come affrontare quelle che per noi sono le vere difficoltà? Chi si è mai fermato un attimo a pensare se uno dei suoi studenti ha tentato il suicidio? Io me lo chiedo ogni giorno se uno dei miei compagni ci ha provato.
Aprite gli occhi: che senso hanno tutti i progetti sul “fumo dannoso” quando quelli come me non sanno nemmeno se arriveranno a domani?
Guardatemi, non ho paura di qualcosa che potrebbe farmi venire un tumore. Ho paura di non svegliarmi domattina perché qualcosa è andato storto oggi.
Perché vi comportate come se queste fossero solo favole?
“L’autolesionismo è per quei ragazzi che vengono chiamati Emo”, “L’anoressia può essere fermata”.
Siamo adulti? Parliamo seriamente. Son cose serie. L’ autolesionismo non è così semplice, così come non lo sono i disturbi alimentari.
Cari professori, vi invito a fare un giro nella mia testa.
Tenetevi forte, perché vi farà paura: è quasi tutto buio. I mostri divorano la mia autostima, la mia speranza, la mia vita».
Ho avuto bisogno di tempo, di nuvole e spazio, di silenzio e vuoto, ho dovuto sgombrare le incombenze e accogliere la donna in miniatura che cercava il contatto. Mi sono chiesta: questo è un deserto cui manca l’acqua o è un terreno fertile nel quale piantare semi che producano fiori? Chi sono i giardinieri? Quali gli strumenti? Dove i medicamenti? Questo che viene invocato è un (nostro) lavoro? Se lo si racconta verrà percepito come finzione? Quanto tempo occorrerà per occuparsene? Si può fare contemporaneamente al “Dolce stil novo”? Può togliere tempo alla lotta fra papato e impero? Come lo valuterà l’Invalsi? Quale prezzo dovrà pagare chi se ne prenderà cura? Come corazzarsi per non ammalarsi ? Come quantificare la disponibilità a prendersi cura del «male di vivere» che attanaglia queste creature che sono i nostri studenti, figlie e figli?
Quanti e quali politici, poco onorevolmente continueranno, dal pulpito del loro assenteismo (37% di assenze in Parlamento) a pontificare su ciò che dovrebbe fare chi svolge professioni di cura come noi insegnanti? Quante Ilaria Capua – cioè deputate poco civicamente sceltasi per pronunciare offensive reprimende verso il Corpo (sfatto) docente – saremo ancora in grado di tollerare ? Non mi sento in grado di azzardare risposte. L’unica risposta alla quale sento di dover rivolgere la mia attenzione ora è quella che rivolgerò a Laura: «Carissima fanciulla con le gambe sempre ripiegate dentro la sedia, affinché non si noti che non toccano terra da sedie minuscole, vorrei saperti dire che lo sguardo che ti rivolgo non è solo quello del docente. Vorrei che tu sapessi che ci sono occhi capaci di afferrare la bellezza del tuo volto, delle parole che hai saputo scrivere. Mani che sanno maneggiare il cristallo dei tuoi dolori e sanare le ferite dei tuoi compagni. Vorrei poterti offrire la bellezza di ciò che non è sfiorato dalle mani degli esseri umani. Ciò che per le donne e gli uomini che sarete diverrà balsamo: luci e ombre; fiato e albe; tramonti e sospiri. So che non saranno le mie parole a darti tregua, così come so che dovrai toccare le cicatrici, sfiorare il cordone che è stato sangue, ricordare che quello è stato. Dovrai appuntarti sul petto la medaglia dei sopravvissuti alle angosce continue per darti le risposte che chiedi a noi. Solo così saprai riconoscere quali semi sono stati seminati. Quali occhi vi hanno osservato. Quali pensieri hanno accompagnato le pose che hai assunto. So che, nel tempo, troverai le risposte e saprai riconoscere la malinconia che si è compiuta nei cocci che hai creduto di aver seminato per prima e che hanno già dato raccolto. Questa è la strada Laura. Fatta di trincee, Noia sublime, pause e libri. Bagagli di parole e vite precedenti dove ci incontriamo. Insegnanti e studenti».

E io vorrei aggiungere: cara professoressa…
lo sa che ci sono associazioni che da anni si battono per portare nelle scuole discussioni esattamente, proprio, su questi temi, e per rispondere a queste domande, una mano tesa a ragazze e ragazzi, un po' di competenza in più per gli insegnanti, un po' di coscienza in più per i genitori?
Questo sia detto per tutti gli insegnanti, di ogni ordine e grado, in tutte le città.
Riguardo all'autrice del post: lei ha scritto delle parole piene di sentimento che suonano bene, ma non basta, mi creda. Le sue studentesse hanno bisogno di lei, e lei ha bisogno di persone come gli operatori di ABA Associazione Bulimia Anoressia. Purtroppo (temo) nella sua regione (che mi sembra sia la Sardegna), forse ABA non c'è; ma provi lo stesso a spendere una telefonata. Il numero è 899-165616

sabato 16 novembre 2013

Lettera alle giornaliste

Care giornaliste, grazie di cominciare ad accorgervi di un film dell'orrore che scorre da decenni sotto agli occhi di tutti, nell'indifferenza più totale:



Eppure è un incubo che fa paura! Come mai davanti a questo film non si spaventa mai davvero nessuno? Forse ci si culla nell'illusione che sia solo un film, come al cinema.. ma non è così. E' tutto orrendamente vero. Tranne che in questo articolo si guarda con preoccupazione allo "sport", e "all'uso che si fa di internet". Curioso! che non si pensi nemmeno un cicinin anche all'immagine della donna (e delle bambine sessualizzate sempre più precocemente).. non credete?

Bè, torniamo a noi, care giornaliste. E perché scrivo al femminile? I maschi, che ben più delle donne scomandazzano in ogni dove, sono più colpevoli delle colleghe! sono loro che fanno i business plan, gli accordi con gli sponsor e la conseguente "linea editoriale".. quella che istiga comunemente all'anoressia, per esempio. Un veleno che gronda da tutte le patinate pagine di moda che affliggono l'immaginario delle povere donne, ingozzate di immagini perocolose fin da piccole, come le oche sono ingozzate di cibo per far loro scoppiare il fegato (altro serissimo capitolo ignobile dello schifoso cinismo umano, ma ora non divaghiamo). E lo stesso veleno gronda da tutti i programmi televisi per i "giovani", gli amici, le donne, programmi che brulicano di modelli umani esecrabili in continuo conflitto, dediti solo a legittimare la più infima cultura della predazione. 
Tornando a noi, e in particolare alle riviste femminili e di moda; vero: sono principalmente maschi (anche se non solo) quelli che stabiliscono le "linee editoriali" cui poi le giornaliste devono fare il piacere di attenersi, altrimenti quella è la porta. Me ne rendo ben conto. Ma la massa delle soldatesse che sparano nel mondo i contenuti della moda sono donne e molte potrebbero esercitare il loro arbitrio più di quello che fanno. E poi in fondo, la mia speranza è che molte di loro abbiano da qualche parte una bambina e che, guardandola, magari possa sorgere in loro anche un guizzo di consapevolezza, uno zic di rimorso o almeno di egoistico spavento.
E insomma care giornaliste, vi scrivo per dirvi: vi va di leggervi una lettera che era stata spedita a un'altra - ma che in realtà vi riguarda tutte? Se non altro, per un pizzico di voyerismo; magari ci trovate qualcosa di interessante.
E questo è tutto, per l'ennesima volta, cordiali saluti. 
Mari, e le altre 

martedì 5 novembre 2013

A 2 anni già miss, a 6 veterana dei concorsi, a 13 disperata, a 17 persa nel vuoto

Tutto quello che c'è da dire lo dicono questi 2 minuti:


Cosa dite, vi ha convinto? se si... per favore firmate anche voi e fate girare il più possibile!
Firmare è facile, basta cliccare qui: alla petizione al Garante per l'Infanzia, e fare invio. Personalmente, firmo quasi solo le petizioni di Avaaz, ormai: è un sito serissimo che non si limita a raccogliere firme, ma poi promuove davvero azioni concrete.
Io, di farmi convincere non ne avevo proprio bisogno; della cosa (anche se indirettamente) mi ero occupata già QUI.
Bè, e ora i saluti. Mi dispiace di non essere stata presente per tanto tempo.. forse tutte/i vi siete dimenticati di me; ma forse no. Se vedo che qualcuno ripassa di qui.. bè, tornerò con piacere un po' più spesso.
Farò un giro anche dai vostri blog.. sperando di trovare belle novità. Un grande abbraccio, Mari

martedì 11 giugno 2013

Interviste per una tesi di laurea: cercasi candidate/i

Dopo 5-6 mesetti, ripasso di qui per dirvi che mi scrive Irene, e mi dice:

Sto scrivendo, presso il corso di “Scienze Sociali” della facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano, una tesi di laurea specialistica che ha al centro lo studio sociologico di cause, significati, interpretazioni e trattamenti dei Disturbi del Comportamento Alimentare.
Avrei bisogno per la mia ricerca di condurre alcune brevi interviste semi-strutturate a persone che abbiano avuto esperienza di DCA: ti scrivo sperando che tu possa aiutarmi a trovare candidate/i .. persone che potrebbero essere interessate ad aiutarmi nel mio lavoro.

Le interviste sarebbero brevi ma improntate all’ascolto, seguirebbero dunque i tempi dell’intervistata/o, e verterebbero attorno ad alcuni centrali argomenti di conversazione: porrei alcune semplici domande, e lascerei poi la conversazione tendenzialmente aperta.
Gli argomenti sarebbero:
• le auto-interpretazioni di anoressia/bulimia etc.
  le definizioni e i significati attribuiti al disturbo/al problema/alla malattia/etc
  le interpretazioni sul ruolo dell’intorno sociale
  alcuni aspetti della cura
 Garantisco l'anonimato. Possiamo fare le interviste anche via skype.

Ho avvisato Irene che da un bel po' stavo latitando il blog.. dunque non so chi di voi leggerà questo post! ma non si sa mai.. c'è qualcuno/a? Siete interessate? in questo caso, scrivete a Irene qui: cavalieri.irene@libero.it

Con l'occasione, carissime/i, un grande abbraccio a tuttissimi, con amore. Anche da lontano, vi prego, teniamoci in contatto, pensiamoci, guardiamoci negli occhi.



baci, da Mari

giovedì 17 gennaio 2013

Mi dispiace!

Grazie a chi di voi è passato a trovarmi. Per tutto questo tempo.. nemmeno sono passata a vedere.

Mi dispiace. Scusami. Grazie.
:-)
Ti voglio bene.

domenica 25 novembre 2012

Oddio, oggi si vota alle Primarie, e io non volevo votare, e cambio idea solo alle 14,15


NON pensavo; no: non pensavo proprio di votare quest'anno; e quindi nemmeno alle primarie. Ma ora, dopo tanti giorni che non leggo i giornali, trovo su fb una lettera di una candidata alle Primarie (una donna! cos'è, uno scherzo??). E infilo la giacca e corro a votarla. La lettera è rivolta, ma guarda un po', proprio a Mary Garret (personaggio di cui su questo blog mi sono già più volte occupata, ultimo post compreso). La quale le chiedeva riguardo al fatto che ogni denuncia sul problema dell'anoressia caschi nel vuoto (nel suo caso, con annesso licenziamento). Ed ecco la risposta:
Cara Mariafrancesca, 
ricevo tante lettere e non riesco a rispondere a tutte, ma alcune, come la sua, è come se fossero firmate non da una, ma da schiere di persone da troppo tempo inascoltate. Mi rendo conto - ormai tutte le donne che parlano molto con le altre donne, di sé, dei figli, ne hanno una percezione allarmante - di quanto i disturbi alimentari siano ormai una tragedia che colpisce moltissime famiglie, che non hanno sufficiente supporto dalle istituzioni. Lo ritengo un problema sottovalutato, o meglio: considerato importante a parole, ma riguardo al quale c'è un'inerzia che sfiora la connivenza. E uso questa parola non a caso: perché è innegabile quanto i modelli offerti dai media e i messaggi pubblicitari e della moda abbiano contribuito al deflagrare di un malessere che trova buon gioco anche nell'ansia diffusa fra i giovani, nella loro paura del futuro, nel prevalere di atteggiamenti competitivi e, soprattutto, in una difficoltà diffusa di relazioni, qualcosa che attanaglia con veri vuoti d'amore. Tutto ciò si trasforma in percezioni distorte del proprio corpo e in rapporti distorti con il cibo, qualcosa che è profondamente inadeguato affrontare solo con la medicalizzazione del problema, e i risultati si vedono. 
La gravità crescente dei disturbi del comportamento alimentare è innegabile, tanto che da anni l'anoressia-bulimia è riconosciuta come malattia sociale; eppure le stesse famiglie colpite non lo sanno e arrivano con gravissimi ritardi a conoscere le eventuali risorse a disposizione. Nel 2007, anno in cui il mInistro per le Politiche Giovanili Melandri promosse il manifesto della moda italiano contro l'anoressia, già i dati erano questi: "l'influenza negativa dei modelli estetici 'anoressici' interessa anche la pre-adolescenza: il 60,4% delle ragazzine italiane tra i 12 e i 14 anni coltiva il desiderio della magrezza, il 24% si è già sottoposto a dieta, il 34% ha inventato la sua dieta senza consultare un medico (fonte Società Italiana di Pediatria)". Da allora la situazione ha continuato a peggiorare; sono del 2009 i dati resi pubblici dalla Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare, secondo cui anoressia e bulimia sarebbero la prima causa di morte fra tutte le ragazze dai 12 ai 25 anni. Un dato agghiacciante, e oggi il solo dato certo è che i disturbi alimentari sono in continuo aumento, mentre l'età della loro comparsa è in discesa vertiginosa, tocca ormai perfino le età prescolari. I genitori in gravissima difficoltà non hanno strumenti per capire e per intervenire in soccorso dei propri figli. Dunque, per quanto del problema si senta parlare molto, la realtà è che si è fatto molto poco. Un mese fa si è tenuta una Conferenza nazionale di consenso sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), che ha prodotto specifiche raccomandazioni, ed è di pochi giorni fa l'istituzione di un numero verde SOS Disturbi Alimentari. Un'iniziativa che è in ritardo di almeno 10 anni, ma fa piacere che qualcosa si stia muovendo, dopo tanti anni di inerzia. Cosa è stato, infatti, degli intenti di quel manifesto? "lettera morta", è la sola risposta che si può dare. Se la moda e l'informazione non sono in grado di autoregolarsi, le istituzioni devono intervenire con delle leggi e con programmi seri di informazione, ma non solo. Abbiamo un bisogno disperato di bellezza, di speranza, di nutrimento culturale e spirituale: ed è precisa responsabilità della politica un ritardo inaccettabile, in questo come in tanti altri campi. La proposta di una giornata nazionale di informazione, per la prevenzione e la lotta ai DCA, è senz'altro un obiettivo da sostenere. Ci sono associazioni serie che da anni combattono senza mezzi; ritengo che non si possa più rimandare un piano di intervento basato su un'alleanza con queste strutture in grado di valorizzare la loro esperienza preziosa. Garantisco a lei, cara Mariafrancesca, ai genitori che hanno perso i propri figli, a tutte le persone che soffrono e a quelle che vi si dedicano in prima persona, che battermi su tutti questi fronti fa parte del mio impegno per una rinascita culturale senza la quale le leggi, non mi stancherò di ricordarlo, possono fare ben poco. (Laura Puppato, 22 novembre 2012)

Ma.. Puppato chi??? ho fatto un giro di un'oretta in rete, ho dato anche una bella scorsa al tuo programma e alla fine: ok, mi hai convinto, Laura Puppato; mi cerco dove sta il mio cavolo di seggio e corro a votarti.


martedì 2 ottobre 2012

Continua la battaglia di Mary Garret contro i silenzi su anoressia e bulimia nel mondo della danza


La prima udienza del processo contro il Teatro alla Scala di Milano intentato dalla danzatrice Mary Garret è stata chiusa a favore del Tatro: Mary non sarà reintegrata. Era stata licenziata per "danno di immagine", per aver sollevato il problema dei DCA nell'ambiente della danza. Personalmente mi ha subito indignato che un'istituzione così prestigiosa, di fronte a una simile denuncia, non decidesse di correre ai ripari in ben altro modo: e cioè avviando indagini approfondite. Rinnovo dunque tutta la mia solidarietà a Mary e, dato che la sua battaglia è anche nostra - di tutti quelle che cercano verità e risposte, invito tutti a fare lo stesso. Su un blog inglese è uscita una sua intervista di cui vi propongo qui la traduzione. Fa riflettere e può essere utile farla girare:
• Il Tribunale di Milano si è pronunciato a favore del Teatro alla Scala in questa prima fase del processo. Vuole opporsi alla sentenza?
La decisione è stata presa nella fase iniziale, prima ancora di sentire eventuali testimoni, e quindi sicuramente mi opporrò. E' una battaglia giusta; l'ho intrapresa mio malgrado, ma ora ho intenzione di combatterla fino alla fine.
• Come pensa si concluderà il processo?
Penso che finirà a mio favore. Ho sempre creduto nella giustizia e confido che la questione sarà valutata con tutta l'attenzione necessaria, arrivando al cuore del problema e cogliendo il vero significato delle mie parole. Le cose possono sempre migliorare.
• Ritiene ci sia un legame tra l'anoressia e l'ambiente della danza o dello sport in generale?
Numerosi studi mostrano la ricorrenza di disturbi alimentari in ambienti professionali e nelle scuole di danza, ma chiunque se ne può ammalarsi: si tratta di malattie comuni in molti ambienti e non solo in quegli ambiti in cui un corpo sano sarebbe della massima importanza.
• Come inizia un disturbo alimentare?
Le cause possono essere molteplici e molto profonde. Non posso rispondere in dettaglio perché non sono un medico, ma gli studi che ho citato mostrano quali possono essere i fattori scatenanti, sia nelle scuole come nel corpo di ballo. Una delle ragioni può essere la concorrenza tra ballerini che coprono i primi ruoli. Ma è anche dimostrato che una delle difficoltà principali è che spesso le persone stesse negano di avere un problema. I DCA sono malattie progressive che vengono aggravate proprio dall'essere ignorate e non diagnosticate in tempo.
• Anche il direttore del Royal Ballet ha recentemente sollevato il problema. Perché pensa che fino ad ora vi sia stata tanta reticenza?
Credo perché si preferisce mantenere lo status quo ... Il bisogno di nascondersi dietro il "corpo da ballerino", senza ammettere che ci sia una mentalità sbagliata ereditata dal passato che può e deve essere cambiata. Il cambiamento fa sempre paura, ma gli studi dimostrano che quella cultura, che ha dominato fino ad oggi, non è più sostenibile.
• Come rispondebbe a coloro che l'accusano di aver sollevato la questione solo per pubblicizzare il suo libro?
Non devo difendermi da accuse di persone che non conoscono me e la mia storia. Non credo che nessuno voglia rischiare di perdere un lavoro, che è anche un sogno della sua vita, solo per un po' di pubblicità. Chi ha letto il mio libro e seguito la mia storia sa che tutto è molto più semplice e più vero di quanto descrivano i miei detrattori.
• Qual è lo scopo della sua battaglia?
Sensibilizzare su un problema che colpisce numerorissime persone. In Italia mi piacerebbe vedere più specialisti monitorare il percorso dei ballerini, troppo spesso lasciati soli nell'affrontare le loro difficoltà. Nel nostro paese non esiste ancora una giornata nazionale dedicata a queste malattie; ma con Mi Nutro di Vita, l'associazione che mi ha nominato membro onorario, stiamo lottando per ottenere che sia scelto a questo scopo il 15 marzo, la data in cui il suo presidente ha perso la figlia di soli 17 anni, a causa della bulimia.
• Guardando indietro, rifarebbe tutto quello che hai fatto?
Certo! Il problema è troppo grande per mettere i miei interessi personali prima di quelli di così tante persone. Non potete immaginare quante e-mail e messaggi di ringraziamento ricevo da ragazze, ballerini e tante altre persone: messaggi che mi danno, nella mia battaglia, la forza di tornare a sperare. Ho detto delle cose semplici e il dibattito a cui questo ha portato è la migliore risposta.

Traduzione da intervista rilasciata dall'ex-solista del Teatro alla Scala Mariafrancesca Garritano, in arte Mary Garret, licenziata il novembre scorso dal teatro per "danno d'immagine". Mary Garret aveva scritto un libro intitolato La verità, vi prego, sulla danza e in un'intervista al quotidiano britannico The Observer aveva parlato del problema della presenza dei DCA anche nella sua prestigiosa compagnia di balletto. Pochi giorni fa il Tribunale del Lavoro di Milano ha respinto la sua richiesta di reintegro, ma lei sostiene che continuerà la sua lotta, perché "quando si dice la verità non si dovrebbe mai aver paura di andare fino in fondo".  Fonte: Alessandra Addari su InteractBlogs