giovedì 9 agosto 2018

Sul manifesto con Marina Abramovic: lettera alla Barcolana e alla Illy


Caro presidente della Barcolana e caro sig. Illy;
ho avuto notizie del 50esimo anniversario della vostra storica regata da un articolo nel quale ho trovato un ringraziamento finale, a voi indirizzato, che condivido e che ho apprezzato.

Poi però.. sono andata a cercare il vostro sito.. ma ho trovato solo un comunicato alquanto generico e che smentisce se stesso

Perché il manifesto è effettivamente sparito.
Complimenti ai leghisti che ora sdoganano pure il concetto di #Artedegenerata. Peccato che dal nazismo in poi questo concetto era sempre apparso inaudito.


E ci fosse stato davvero un messaggio politicamente riconoscibile contro questi buffoni fascisti che lo vogliono censurare.. ancora non si potrebbe capire.

Ma no, nemmeno quello; era solo un messaggio di civiltà, ed è stato fatto sparire.

Complimenti per la "resistenza". 

Ma come mai avete ceduto? Siete la #Barcolana, mentre loro sono solo portabandiera di inciviltà.
Peccato, perché statene certi: avreste avuto la forza di dire NO.
Tanta gente civile vi avrebbe sostenuto, e pazienza se non ci fossero state le Frecce tricolori..  
Questo si avrebbe reso onore al vostro 50esimo.

Un vero peccato. Peccato, peccato.

Cordiali saluti
Mari e le altre

ps: da qualche parte ho trovato un commentatore che insulta la Abramovic e definisce il suo messaggio "retorico": no, è solo pura verità, e il minimo che si possa dire. Siamo tutti sulla stessa barca, e purtroppo al timone ci sono un sacco di deficienti che la stanno facendo andare a fondo.

venerdì 23 febbraio 2018

Meditazione sulle infinite possibilità

Se vi sentite un cuore blindato, nel quale credete non ci sia più spazio per niente... bè, un giorno potreste scoprire che l'infinito si nasconde proprio lì, in una piega invisibile della vostra anima.

sabato 24 ottobre 2015

No.

No. Tu non sei i tuoi anni, 
né la taglia che indossi,
non sei il tuo peso 

o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome, 

o le fossette sulle tue guance.

Sei tutti i libri che hai letto, 
e tutte le parole che dici 
sei la tua voce assonnata al mattino 
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
 
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
 
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,

e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera 

e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei. 

Not.
You are not your age,
Nor the size of clothes you wear,
You are not a weight,
Or the colour of your hair.
You are not your name,
Or the dimples in your cheeks,
You are all the books you read,
And all the words you speak,
You are your croaky morning voice,
And the smiles you try to hide,
You're the sweetness in your laughter,
And every tear you've cried,
You're the songs you sing so loudly,
When you know you're all alone,
You're the places that you've been to,
And the one that you call home,
You're the things that you believe in,
And the people that you love,
You're the photos in your bedroom,
And the future you dream of,
You're made of so much beauty,
But it seems that you forgot,
When you decided that you were defined,
By all the things you're not.



[per inciso. By the way. Peraltro. Non si capisce perché questa poesia venga attribuita in rete a Hemingway. Forse perché scritta da E.H. ..? si le iniziali sono le stesse; ma come indizio per attribuirla a lui mi sembra pochino. O forse per associazioni di idee underground? eh bè, però a quanto pare è underground anche Erin - la quale non può avere lo spessore letterario di Hemingway, però nel suo piccolo ha qualcosa che non aveva lui. E infatti, questi versi mai avrebbero potuto essere scritti da lui. Peraltro. By the way. Whatever. Boh.]

lunedì 24 agosto 2015

Io sto al vostro fianco

Lei si chiama Jae West, ha sofferto di gravi disturbi alimentari ed è sopravvissuta.

Il cartello dice: Io lotto per tutti quelli che hanno sofferto di disturbi alimentari o di problemi di autostima, come me. Per supportare l'autoaccetazione ti chiedo di disegnare un cuore sul mio corpo.
Lei ha imparato ad accettarsi.
Oggi, per tutte quelle (e quelli) che stanno vivendo quello che ha vissuto lei, si spoglia, nel bel mezzo di Piccadilly Circus, e chiede a chi passa un piccolo segno: un segno di incoraggiamento all'accettazione di sè.  Ecco cosa succede. E qui come lei lo racconta.

lunedì 11 agosto 2014

Cara Michela Marzano... Carcere e multe per i blog pro-ana: davvero?

Cara Michela Marzano,
ti scrivo a proposito della tua proposta di legge, che si propone di attirare l'attenzione sul problema dei disordini del comportamento alimentare – o DCA. 

Ti prego ascolta. Si, lo so, è qualcosa che tu conosci molto bene. Si, si, lo so, è una lettera lungaMa la faccenda è grave - e con l'approssimazione non si fa nienteSi, sai già tutto - ma ora dimentica te stessa e spregiudicatamente, per favore, guarda qui: a questo buio da cui sale una voce. 
Mi aspetto ci proverai, perché di questa merda tu hai sofferto, forse per questo puoi ascoltare anche qualcosa che va contro alle tue convinzioni - che non dubito sincere. 
Si, i DCA sono oggi una gravissima malattia sociale, che colpisce ormai quasi tutte le famiglie – so di non esagerare. Le moltissime in cui il “problema” è venuto a galla sono devastate. Ma, anche se moltissime altre nemmeno se ne avvedono, in quasi tutte c’è una figlia, o una cognata, o un nipote.. un qualcuno che, nell’ignoranza dei familiari, si consuma in un dolore infinito e negato. Le travolge una forma di tossicodipendenza che, come ogni droga, frutta tantissimi soldi a tantissima gente. 
E di questa droga e del suo immane pozzo di dolore quasi nessuno parla con cognizione di causa. Eppure, di buoni studi sui DCA, condotti in tutto il mondo, ce n'è eccome; ma in Italia chi avrebbe qualcosa da dire in proposito è ignorato da quella politica nauseante che non approfondisce mai niente e pensa solo ad azioni di facciata, totalmente indifferente alle proporzioni di ogni tragedia. 
Questa, per esempio. La tua proposta di legge cita dati dell'Istituto Superiore di Sanità aggiornati a novembre 2006, per cui la prevalenza dell'anoressia e della bulimia in Italia sarebbe rispettivamente dello 0,2- 0,8% e dell'1-5%. Un po’ datati, però, questi dati. Che aggiornamento sarebbe, al 2006? Nel 2007, quando l’allora mInistro per le Politiche Giovanili Melandri promosse il manifesto della moda italiano contro l'anoressia, (quante/i ne sono morte/i, da allora?) già i dati erano che il 60,4% delle ragazzine italiane tra i 12 e i 14 anni coltiva il desiderio della magrezza, il 24% si è già sottoposto a dieta, il 34% ha inventato la sua dieta senza consultare un medico (fonte Società Italiana di Pediatria). E già nel 2009, la Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare ci informava che anoressia e bulimia erano ormai la prima causa di morte fra tutte le ragazze dai 12 ai 25 anni. 
Allora, in un post che si chiamava Lettera alle donne, con il cuore a pezzi, mi chiedevo dove cavolo fosse finito il femminismo. E per fortuna non ero la sola a chiedermelo, perché – grazie, grazie a Dio, le femministe sono tornate. Ma torniamo a noi, cara Michela. 
Poi, la tua proposta di legge, nota che oggi i DCA, nei Paesi occidentali, sono ormai la prima causa di morte tout court. E non dimentica di dire che l'età della loro comparsa tocca ormai i bambini dell’asilo. E, aggiungo io, tutto questo è avvenuto nell'indifferenza generale, mentre per anni tanti, tanti di noi, chiamavano come voce che grida nel deserto
Già; ma non solo la politica non ha mai fatto una mazza; diciamo pure che ha attivamente promosso, per anni e anni (e tuttora lo fa) un processo di devastazione delle menti che è la vera causa di tutto ciò, e la cosiddetta informazione è stata il suo braccio armato, e le colpe della moda – con i suoi irresponsabili produttori di cultura, fra cui i giornalisti - non sono che un tassello di un quadro ben più ampio. E ora, a scempio conclamato, chiedo: ma come si fa, cara Michela, a pensare che la censura possa risolvere qualcosa?
Chi osserva che, anche in questo caso, invocare la censura sul web è inadeguato e rischioso ha ragione; e sai cosa - paradossalmente questa folle idea fu promossa, per prima, da un sito che, contemporaneamente, promuoveva contenuti pro-ana per eccellenza: il potente sito di Vogue.
Allora scrissi anche questo, alla direttrice di Vogue: cara signora Sozzani, è una cosa bellissima che le riviste di moda si schierino contro l'anoressia. Ma chi deciderà, sig.ra Sozzani, quali blog sono pro-ana e quali sono solo sfoghi ansiosi perché ci si avvita nel delirio che le riviste come la sua hanno seminato coscienziosamente per decenni? Lo deciderà lei? Perché se dovessi deciderlo io credo che se la sua petizione avesse successo forse farei chiudere proprio i siti di moda come il suo: quelli che postano instancabili milioni di thinspo, alimentano cinicamente il ridicolo mito della "magrezza costituzionale", inchiodano le ragazze a un'ansia insormontabile, all'obbligo dell'invidia, della miserabile mitologia del "successo", della denutrizione culturale e spirituale. E intanto muovono un sacco di grana; come ne muoverà anche questa trovata, che scatenerà sul sito di Vogue uno tsunami di click (compresi i nostri) e relativi introiti pubblicitari. Perché l'anoressia è un business, cara signora, e la sua rivista fa organicamente parte di quel business.
Bene; ora la stessa domanda rivolgo a te, Michela  Marzano, e a tutti quelli che promuovono l’ennesima, sconcertante, proposta di legge bipartisan a sfondo poliziesco: chi deciderà cosa è pro-ana, e cosa non lo è? E - ovvio - non è solo un problema di censura. E non è solo che queste proposte arrivano sempre in ritardo
Il vero problema è che con queste azioni si esorcizza un problema senza fare nulla per risolverlo.  
E anche volendo partire dalla fine, e non dalla sua origine: qual è, il problema? E' che chi cade in questo baratro è lasciato solo. E' che abbandonati, anche i genitori dei bambini e degli adolescenti non hanno strumenti per capire e soccorrere i propri figli; nella stessa situazione sono gli insegnanti, e i pediatri.
Se la moda e l'informazione - ostaggi di interessi soverchianti - ad autoregolarsi non ci pensano nemmeno, le istituzioni dovrebbero intervenire con leggi, certo. Ti ricordi dell'iniziativa spagnola che alzò il BMI per le modelle? Ecco, una legge che impedisca agli stilisti di usare modelle sottopeso, ci vorrebbe. Una domanda, cara Michela: cosa ne fu, in Italia, degli intenti di quel manifesto? Un bel niente, tanto per cambiare. La moda continua ad essere libera di fare quello che vuole, in passerella sfilano malati. Le loro cadaveriche sirene cantano senza posa dalle pagine delle riviste. Guarda un po’ qui: 
queste pagine sono dall’ultimo numero di Io Donna, il femminile del Corriere della Sera – mica da un blog pro ana.
Una legge che stronchi il dilagare dei concorsi di bellezza per bambini, come quella approvata in Francia, ci vorrebbe. Hai idea di quanto stiano crescendo, oggi in Italia, e di che ne sarà dei cervelli di tutti i bambini coinvolti?           Una legge che promuova una giornata nazionale di lotta ai DCA, ci vorrebbe. Una legge che, riconoscendo i DCA come malattia sociale, destini fondi a programmi seri, per azioni preventive, informazione e formazione, ci vorrebbe. Per dare speranze ai ragazzi e alle ragazze. Azioni forti a partire dalle scuole – Ma le scuole.. Ah, già, vanno a fondo perché non ci sono fondi. Bisogna pensare sempre a cose più importanti – gli F35, per esempio.  
Bè; tante azioni sarebbero necessarie, ma non leggi poliziesche contro le ragazze
Leggere, nella tua proposta, che con l'individuazione del nuovo reato d'istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia o la bulimia, si dovrebbe permettere alle Forze di polizia di agire in modo tempestivo fa accapponare la pelle.  
Leggere che: chiunque, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, istiga esplicitamente ... è punito con la reclusione fino ad un anno e con una sanzione pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000 fa accapponare la pelle. E perché, chi istiga, ma non "esplicitamente", istiga meno? E si! si tratta soprattutto, dice la proposta, di contrastare in maniera efficace la diffusione esponenziale dei siti «pro-ana» e «pro-mia» (..) ma davvero? perché alcuni promuovono la «magrezza ad ogni costo» e celebrano il raggiungimento dei 35 chili di peso come ideale e conquista; altri hanno lo scopo di «aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi, ossia la perfezione» (…) diffondono messaggi motivazionali (thinispiration), che possono assumere la forma di fotografie di modelle o personaggi famosi particolarmente magri, specificando che «il magro non passa mai di moda».
Pensandoci bene, cara Michela... non sembra si parli, qui, di un qualunque articolo di moda? Ma l’industria della moda e i suoi lacché da questa proposta di legge non si sentiranno minimamente chiamati in causa. E a ragione: perché non lo sono. Nessuno si preoccuperà di mettere limiti al loro ininterrotto lavorio sui cervelli, che è humus e radice dei vituperati blog pro-ana: su cui, però, le ragazze, oltre a istigarsi l’un l’altra, cercando sollievo alla solitudine, a modo loro gridano aiuto, e spesso si interrogano e cercano vie d’uscita.
In conclusione. La lettera è lunga, lo so. Il preambolo della tua proposta di legge, notando quanto tutta la faccenda sia complicata, afferma che capirci qualcosa non sia compito del Parlamento. Ecco, invece lo è. Semmai non è vocazione, né interesse, di una politica asfittica e corrotta interrogarsi sulle cause profonde che, anche nel nostro Paese, portano al dilagare della disperazione
Compito di un Parlamento sano, di persone che fanno politica con spirito di servizio, sarebbe, preso atto della gravità di un fenomeno, andare a fondo delle sue ragioni e offrire strumenti concreti per affrontarlo. Servono prevenzione da un lato, e sostegno alle famiglie e alle persone colpite dall’altro. Ma tutto questo comporterebbe noiose complicazioni... attaccare le ragazzine che aprono blog pro-ana è più scenico, economico e veloce. 
E allora ascolta. Tu sai cos’è, quell’immenso dolore che scava dentro le ragazze (e ora, sempre più, anche ragazzi), e in loro difesa, ora, vuoi agire. Ma allora – ti prego, ascolta. Quelle ragazze, non vanno represse ma ascoltate; vanno soccorse, mica arrestate.
Non è colpevolizzando loro, che si risolve niente. Non sono censure né leggi poliziesche, che ci servono. Servono serietà e fondi. 
E - anche stavolta - servono un Ministero e una ministra seria per le Pari Opportunità.
Mari, e le altre 

lunedì 13 gennaio 2014

Cara professoressa

Ehi, come va carissim*. Lo so, ormai passo di qua troppo poco e random; ma esisto sempre. Oggi voglio lasciarvi una cosa non mia, un post che ho trovato in rete: una scena che si potrebbe svolgere in qualsiasi scuola. Ci scommetto che sono una marea quelle che ci si riconosceranno. Eccola (con mia postilla aggiuntiva in fondo):
"Laura (la chiamerò così): istituto professionale, un metro e quaranta per 35 chili. Stamane mentre mi accingevo a uscire dall’aula Laura mi ha consegnato di straforo un foglio protocollo a quadretti: «se vuole leggerlo professoressa» mi ha detto. 
Dalle prime righe ho intuito l’urlo e prima di custodirlo fra le pagine della mia agenda le ho chiesto di scriverci sopra il numero di cellulare. Mi ha chiesto «perché?» e le ho detto «per poterti rispondere subito». Tornata a casa ho trascurato ogni altra attività e ho iniziato a leggere:  
«Perché nessuno se ne accorge? Voglio dire, passiamo 9 mesi a scuola, 5 giorni a settimana, per 5 ore. Ci guardate in faccia, ci chiedete “Come va?”, ci interrogate e ci stressate. Per quanto alcuni professori ci capiscano, nessuno guarda mai oltre la facciata. Stiamo morendo dentro, cari professori. Moriamo dentro perché viviamo in una società in cui le cose materiali importano più delle opinioni. Viviamo in città in cui se non sei vestito firmato e hai interessi diversi dalla discoteca, sei considerato un poveraccio. Vorrei tanto che, per una volta, apriste gli occhi: guardando in prima fila vedrete una ragazza che, per colpa delle malelingue ha rischiato seriamente di finire anoressica. Guardate per terra e troverete l’alunna più brava e intelligente della classe che, con la scusa della dieta, non riesce a smettere di perdere chili. Guardate nell’ultima e scoprirete una ragazza che ha un disperato bisogno di comprensione per essere salvata. Guardatela bene e forse noterete i graffi sul braccio, gli occhi spenti, la paura di non valere abbastanza, di deludere i propri genitori, di restare sola.
Perché è questo che siamo: una generazione impaurita e fragile, di cui nessuno si occupa. Perché farlo? Ci insegnate il francese, l’inglese, la matematica. Ma chi si occupa di insegnarci come affrontare quelle che per noi sono le vere difficoltà? Chi si è mai fermato un attimo a pensare se uno dei suoi studenti ha tentato il suicidio? Io me lo chiedo ogni giorno se uno dei miei compagni ci ha provato.
Aprite gli occhi: che senso hanno tutti i progetti sul “fumo dannoso” quando quelli come me non sanno nemmeno se arriveranno a domani?
Guardatemi, non ho paura di qualcosa che potrebbe farmi venire un tumore. Ho paura di non svegliarmi domattina perché qualcosa è andato storto oggi.
Perché vi comportate come se queste fossero solo favole?
“L’autolesionismo è per quei ragazzi che vengono chiamati Emo”, “L’anoressia può essere fermata”.
Siamo adulti? Parliamo seriamente. Son cose serie. L’ autolesionismo non è così semplice, così come non lo sono i disturbi alimentari.
Cari professori, vi invito a fare un giro nella mia testa.
Tenetevi forte, perché vi farà paura: è quasi tutto buio. I mostri divorano la mia autostima, la mia speranza, la mia vita».
Ho avuto bisogno di tempo, di nuvole e spazio, di silenzio e vuoto, ho dovuto sgombrare le incombenze e accogliere la donna in miniatura che cercava il contatto. Mi sono chiesta: questo è un deserto cui manca l’acqua o è un terreno fertile nel quale piantare semi che producano fiori? Chi sono i giardinieri? Quali gli strumenti? Dove i medicamenti? Questo che viene invocato è un (nostro) lavoro? Se lo si racconta verrà percepito come finzione? Quanto tempo occorrerà per occuparsene? Si può fare contemporaneamente al “Dolce stil novo”? Può togliere tempo alla lotta fra papato e impero? Come lo valuterà l’Invalsi? Quale prezzo dovrà pagare chi se ne prenderà cura? Come corazzarsi per non ammalarsi ? Come quantificare la disponibilità a prendersi cura del «male di vivere» che attanaglia queste creature che sono i nostri studenti, figlie e figli?
Quanti e quali politici, poco onorevolmente continueranno, dal pulpito del loro assenteismo (37% di assenze in Parlamento) a pontificare su ciò che dovrebbe fare chi svolge professioni di cura come noi insegnanti? Quante Ilaria Capua – cioè deputate poco civicamente sceltasi per pronunciare offensive reprimende verso il Corpo (sfatto) docente – saremo ancora in grado di tollerare ? Non mi sento in grado di azzardare risposte. L’unica risposta alla quale sento di dover rivolgere la mia attenzione ora è quella che rivolgerò a Laura: «Carissima fanciulla con le gambe sempre ripiegate dentro la sedia, affinché non si noti che non toccano terra da sedie minuscole, vorrei saperti dire che lo sguardo che ti rivolgo non è solo quello del docente. Vorrei che tu sapessi che ci sono occhi capaci di afferrare la bellezza del tuo volto, delle parole che hai saputo scrivere. Mani che sanno maneggiare il cristallo dei tuoi dolori e sanare le ferite dei tuoi compagni. Vorrei poterti offrire la bellezza di ciò che non è sfiorato dalle mani degli esseri umani. Ciò che per le donne e gli uomini che sarete diverrà balsamo: luci e ombre; fiato e albe; tramonti e sospiri. So che non saranno le mie parole a darti tregua, così come so che dovrai toccare le cicatrici, sfiorare il cordone che è stato sangue, ricordare che quello è stato. Dovrai appuntarti sul petto la medaglia dei sopravvissuti alle angosce continue per darti le risposte che chiedi a noi. Solo così saprai riconoscere quali semi sono stati seminati. Quali occhi vi hanno osservato. Quali pensieri hanno accompagnato le pose che hai assunto. So che, nel tempo, troverai le risposte e saprai riconoscere la malinconia che si è compiuta nei cocci che hai creduto di aver seminato per prima e che hanno già dato raccolto. Questa è la strada Laura. Fatta di trincee, Noia sublime, pause e libri. Bagagli di parole e vite precedenti dove ci incontriamo. Insegnanti e studenti».

E io vorrei aggiungere: cara professoressa…
lo sa che ci sono associazioni che da anni si battono per portare nelle scuole discussioni esattamente, proprio, su questi temi, e per rispondere a queste domande, una mano tesa a ragazze e ragazzi, un po' di competenza in più per gli insegnanti, un po' di coscienza in più per i genitori?
Questo sia detto per tutti gli insegnanti, di ogni ordine e grado, in tutte le città.
Riguardo all'autrice del post: lei ha scritto delle parole piene di sentimento che suonano bene, ma non basta, mi creda. Le sue studentesse hanno bisogno di lei, e lei ha bisogno di persone come gli operatori di ABA Associazione Bulimia Anoressia. Purtroppo (temo) nella sua regione (che mi sembra sia la Sardegna), forse ABA non c'è; ma provi lo stesso a spendere una telefonata. Il numero è 899-165616

sabato 16 novembre 2013

Lettera alle giornaliste

Care giornaliste, grazie di cominciare ad accorgervi di un film dell'orrore che scorre da decenni sotto agli occhi di tutti, nell'indifferenza più totale:



Eppure è un incubo che fa paura! Come mai davanti a questo film non si spaventa mai davvero nessuno? Forse ci si culla nell'illusione che sia solo un film, come al cinema.. ma non è così. E' tutto orrendamente vero. Tranne che in questo articolo si guarda con preoccupazione allo "sport", e "all'uso che si fa di internet". Curioso! che non si pensi nemmeno un cicinin anche all'immagine della donna (e delle bambine sessualizzate sempre più precocemente).. non credete?

Bè, torniamo a noi, care giornaliste. E perché scrivo al femminile? I maschi, che ben più delle donne scomandazzano in ogni dove, sono più colpevoli delle colleghe! sono loro che fanno i business plan, gli accordi con gli sponsor e la conseguente "linea editoriale".. quella che istiga comunemente all'anoressia, per esempio. Un veleno che gronda da tutte le patinate pagine di moda che affliggono l'immaginario delle povere donne, ingozzate di immagini perocolose fin da piccole, come le oche sono ingozzate di cibo per far loro scoppiare il fegato (altro serissimo capitolo ignobile dello schifoso cinismo umano, ma ora non divaghiamo). E lo stesso veleno gronda da tutti i programmi televisi per i "giovani", gli amici, le donne, programmi che brulicano di modelli umani esecrabili in continuo conflitto, dediti solo a legittimare la più infima cultura della predazione. 
Tornando a noi, e in particolare alle riviste femminili e di moda; vero: sono principalmente maschi (anche se non solo) quelli che stabiliscono le "linee editoriali" cui poi le giornaliste devono fare il piacere di attenersi, altrimenti quella è la porta. Me ne rendo ben conto. Ma la massa delle soldatesse che sparano nel mondo i contenuti della moda sono donne e molte potrebbero esercitare il loro arbitrio più di quello che fanno. E poi in fondo, la mia speranza è che molte di loro abbiano da qualche parte una bambina e che, guardandola, magari possa sorgere in loro anche un guizzo di consapevolezza, uno zic di rimorso o almeno di egoistico spavento.
E insomma care giornaliste, vi scrivo per dirvi: vi va di leggervi una lettera che era stata spedita a un'altra - ma che in realtà vi riguarda tutte? Se non altro, per un pizzico di voyerismo; magari ci trovate qualcosa di interessante.
E questo è tutto, per l'ennesima volta, cordiali saluti. 
Mari, e le altre 

martedì 5 novembre 2013

A 2 anni già miss, a 6 veterana dei concorsi, a 13 disperata, a 17 persa nel vuoto

Tutto quello che c'è da dire lo dicono questi 2 minuti:


Cosa dite, vi ha convinto? se si... per favore firmate anche voi e fate girare il più possibile!
Firmare è facile, basta cliccare qui: alla petizione al Garante per l'Infanzia, e fare invio. Personalmente, firmo quasi solo le petizioni di Avaaz, ormai: è un sito serissimo che non si limita a raccogliere firme, ma poi promuove davvero azioni concrete.
Io, di farmi convincere non ne avevo proprio bisogno; della cosa (anche se indirettamente) mi ero occupata già QUI.
Bè, e ora i saluti. Mi dispiace di non essere stata presente per tanto tempo.. forse tutte/i vi siete dimenticati di me; ma forse no. Se vedo che qualcuno ripassa di qui.. bè, tornerò con piacere un po' più spesso.
Farò un giro anche dai vostri blog.. sperando di trovare belle novità. Un grande abbraccio, Mari

martedì 11 giugno 2013

Interviste per una tesi di laurea: cercasi candidate/i

Dopo 5-6 mesetti, ripasso di qui per dirvi che mi scrive Irene, e mi dice:

Sto scrivendo, presso il corso di “Scienze Sociali” della facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano, una tesi di laurea specialistica che ha al centro lo studio sociologico di cause, significati, interpretazioni e trattamenti dei Disturbi del Comportamento Alimentare.
Avrei bisogno per la mia ricerca di condurre alcune brevi interviste semi-strutturate a persone che abbiano avuto esperienza di DCA: ti scrivo sperando che tu possa aiutarmi a trovare candidate/i .. persone che potrebbero essere interessate ad aiutarmi nel mio lavoro.

Le interviste sarebbero brevi ma improntate all’ascolto, seguirebbero dunque i tempi dell’intervistata/o, e verterebbero attorno ad alcuni centrali argomenti di conversazione: porrei alcune semplici domande, e lascerei poi la conversazione tendenzialmente aperta.
Gli argomenti sarebbero:
• le auto-interpretazioni di anoressia/bulimia etc.
  le definizioni e i significati attribuiti al disturbo/al problema/alla malattia/etc
  le interpretazioni sul ruolo dell’intorno sociale
  alcuni aspetti della cura
 Garantisco l'anonimato. Possiamo fare le interviste anche via skype.

Ho avvisato Irene che da un bel po' stavo latitando il blog.. dunque non so chi di voi leggerà questo post! ma non si sa mai.. c'è qualcuno/a? Siete interessate? in questo caso, scrivete a Irene qui: cavalieri.irene@libero.it

Con l'occasione, carissime/i, un grande abbraccio a tuttissimi, con amore. Anche da lontano, vi prego, teniamoci in contatto, pensiamoci, guardiamoci negli occhi.



baci, da Mari

giovedì 17 gennaio 2013

Mi dispiace!

Grazie a chi di voi è passato a trovarmi. Per tutto questo tempo.. nemmeno sono passata a vedere.

Mi dispiace. Scusami. Grazie.
:-)
Ti voglio bene.

domenica 25 novembre 2012

Oddio, oggi si vota alle Primarie, e io non volevo votare, e cambio idea solo alle 14,15


NON pensavo; no: non pensavo proprio di votare quest'anno; e quindi nemmeno alle primarie. Ma ora, dopo tanti giorni che non leggo i giornali, trovo su fb una lettera di una candidata alle Primarie (una donna! cos'è, uno scherzo??). E infilo la giacca e corro a votarla. La lettera è rivolta, ma guarda un po', proprio a Mary Garret (personaggio di cui su questo blog mi sono già più volte occupata, ultimo post compreso). La quale le chiedeva riguardo al fatto che ogni denuncia sul problema dell'anoressia caschi nel vuoto (nel suo caso, con annesso licenziamento). Ed ecco la risposta:
Cara Mariafrancesca, 
ricevo tante lettere e non riesco a rispondere a tutte, ma alcune, come la sua, è come se fossero firmate non da una, ma da schiere di persone da troppo tempo inascoltate. Mi rendo conto - ormai tutte le donne che parlano molto con le altre donne, di sé, dei figli, ne hanno una percezione allarmante - di quanto i disturbi alimentari siano ormai una tragedia che colpisce moltissime famiglie, che non hanno sufficiente supporto dalle istituzioni. Lo ritengo un problema sottovalutato, o meglio: considerato importante a parole, ma riguardo al quale c'è un'inerzia che sfiora la connivenza. E uso questa parola non a caso: perché è innegabile quanto i modelli offerti dai media e i messaggi pubblicitari e della moda abbiano contribuito al deflagrare di un malessere che trova buon gioco anche nell'ansia diffusa fra i giovani, nella loro paura del futuro, nel prevalere di atteggiamenti competitivi e, soprattutto, in una difficoltà diffusa di relazioni, qualcosa che attanaglia con veri vuoti d'amore. Tutto ciò si trasforma in percezioni distorte del proprio corpo e in rapporti distorti con il cibo, qualcosa che è profondamente inadeguato affrontare solo con la medicalizzazione del problema, e i risultati si vedono. 
La gravità crescente dei disturbi del comportamento alimentare è innegabile, tanto che da anni l'anoressia-bulimia è riconosciuta come malattia sociale; eppure le stesse famiglie colpite non lo sanno e arrivano con gravissimi ritardi a conoscere le eventuali risorse a disposizione. Nel 2007, anno in cui il mInistro per le Politiche Giovanili Melandri promosse il manifesto della moda italiano contro l'anoressia, già i dati erano questi: "l'influenza negativa dei modelli estetici 'anoressici' interessa anche la pre-adolescenza: il 60,4% delle ragazzine italiane tra i 12 e i 14 anni coltiva il desiderio della magrezza, il 24% si è già sottoposto a dieta, il 34% ha inventato la sua dieta senza consultare un medico (fonte Società Italiana di Pediatria)". Da allora la situazione ha continuato a peggiorare; sono del 2009 i dati resi pubblici dalla Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare, secondo cui anoressia e bulimia sarebbero la prima causa di morte fra tutte le ragazze dai 12 ai 25 anni. Un dato agghiacciante, e oggi il solo dato certo è che i disturbi alimentari sono in continuo aumento, mentre l'età della loro comparsa è in discesa vertiginosa, tocca ormai perfino le età prescolari. I genitori in gravissima difficoltà non hanno strumenti per capire e per intervenire in soccorso dei propri figli. Dunque, per quanto del problema si senta parlare molto, la realtà è che si è fatto molto poco. Un mese fa si è tenuta una Conferenza nazionale di consenso sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), che ha prodotto specifiche raccomandazioni, ed è di pochi giorni fa l'istituzione di un numero verde SOS Disturbi Alimentari. Un'iniziativa che è in ritardo di almeno 10 anni, ma fa piacere che qualcosa si stia muovendo, dopo tanti anni di inerzia. Cosa è stato, infatti, degli intenti di quel manifesto? "lettera morta", è la sola risposta che si può dare. Se la moda e l'informazione non sono in grado di autoregolarsi, le istituzioni devono intervenire con delle leggi e con programmi seri di informazione, ma non solo. Abbiamo un bisogno disperato di bellezza, di speranza, di nutrimento culturale e spirituale: ed è precisa responsabilità della politica un ritardo inaccettabile, in questo come in tanti altri campi. La proposta di una giornata nazionale di informazione, per la prevenzione e la lotta ai DCA, è senz'altro un obiettivo da sostenere. Ci sono associazioni serie che da anni combattono senza mezzi; ritengo che non si possa più rimandare un piano di intervento basato su un'alleanza con queste strutture in grado di valorizzare la loro esperienza preziosa. Garantisco a lei, cara Mariafrancesca, ai genitori che hanno perso i propri figli, a tutte le persone che soffrono e a quelle che vi si dedicano in prima persona, che battermi su tutti questi fronti fa parte del mio impegno per una rinascita culturale senza la quale le leggi, non mi stancherò di ricordarlo, possono fare ben poco. (Laura Puppato, 22 novembre 2012)

Ma.. Puppato chi??? ho fatto un giro di un'oretta in rete, ho dato anche una bella scorsa al tuo programma e alla fine: ok, mi hai convinto, Laura Puppato; mi cerco dove sta il mio cavolo di seggio e corro a votarti.


martedì 2 ottobre 2012

Continua la battaglia di Mary Garret contro i silenzi su anoressia e bulimia nel mondo della danza


La prima udienza del processo contro il Teatro alla Scala di Milano intentato dalla danzatrice Mary Garret è stata chiusa a favore del Tatro: Mary non sarà reintegrata. Era stata licenziata per "danno di immagine", per aver sollevato il problema dei DCA nell'ambiente della danza. Personalmente mi ha subito indignato che un'istituzione così prestigiosa, di fronte a una simile denuncia, non decidesse di correre ai ripari in ben altro modo: e cioè avviando indagini approfondite. Rinnovo dunque tutta la mia solidarietà a Mary e, dato che la sua battaglia è anche nostra - di tutti quelle che cercano verità e risposte, invito tutti a fare lo stesso. Su un blog inglese è uscita una sua intervista di cui vi propongo qui la traduzione. Fa riflettere e può essere utile farla girare:
• Il Tribunale di Milano si è pronunciato a favore del Teatro alla Scala in questa prima fase del processo. Vuole opporsi alla sentenza?
La decisione è stata presa nella fase iniziale, prima ancora di sentire eventuali testimoni, e quindi sicuramente mi opporrò. E' una battaglia giusta; l'ho intrapresa mio malgrado, ma ora ho intenzione di combatterla fino alla fine.
• Come pensa si concluderà il processo?
Penso che finirà a mio favore. Ho sempre creduto nella giustizia e confido che la questione sarà valutata con tutta l'attenzione necessaria, arrivando al cuore del problema e cogliendo il vero significato delle mie parole. Le cose possono sempre migliorare.
• Ritiene ci sia un legame tra l'anoressia e l'ambiente della danza o dello sport in generale?
Numerosi studi mostrano la ricorrenza di disturbi alimentari in ambienti professionali e nelle scuole di danza, ma chiunque se ne può ammalarsi: si tratta di malattie comuni in molti ambienti e non solo in quegli ambiti in cui un corpo sano sarebbe della massima importanza.
• Come inizia un disturbo alimentare?
Le cause possono essere molteplici e molto profonde. Non posso rispondere in dettaglio perché non sono un medico, ma gli studi che ho citato mostrano quali possono essere i fattori scatenanti, sia nelle scuole come nel corpo di ballo. Una delle ragioni può essere la concorrenza tra ballerini che coprono i primi ruoli. Ma è anche dimostrato che una delle difficoltà principali è che spesso le persone stesse negano di avere un problema. I DCA sono malattie progressive che vengono aggravate proprio dall'essere ignorate e non diagnosticate in tempo.
• Anche il direttore del Royal Ballet ha recentemente sollevato il problema. Perché pensa che fino ad ora vi sia stata tanta reticenza?
Credo perché si preferisce mantenere lo status quo ... Il bisogno di nascondersi dietro il "corpo da ballerino", senza ammettere che ci sia una mentalità sbagliata ereditata dal passato che può e deve essere cambiata. Il cambiamento fa sempre paura, ma gli studi dimostrano che quella cultura, che ha dominato fino ad oggi, non è più sostenibile.
• Come rispondebbe a coloro che l'accusano di aver sollevato la questione solo per pubblicizzare il suo libro?
Non devo difendermi da accuse di persone che non conoscono me e la mia storia. Non credo che nessuno voglia rischiare di perdere un lavoro, che è anche un sogno della sua vita, solo per un po' di pubblicità. Chi ha letto il mio libro e seguito la mia storia sa che tutto è molto più semplice e più vero di quanto descrivano i miei detrattori.
• Qual è lo scopo della sua battaglia?
Sensibilizzare su un problema che colpisce numerorissime persone. In Italia mi piacerebbe vedere più specialisti monitorare il percorso dei ballerini, troppo spesso lasciati soli nell'affrontare le loro difficoltà. Nel nostro paese non esiste ancora una giornata nazionale dedicata a queste malattie; ma con Mi Nutro di Vita, l'associazione che mi ha nominato membro onorario, stiamo lottando per ottenere che sia scelto a questo scopo il 15 marzo, la data in cui il suo presidente ha perso la figlia di soli 17 anni, a causa della bulimia.
• Guardando indietro, rifarebbe tutto quello che hai fatto?
Certo! Il problema è troppo grande per mettere i miei interessi personali prima di quelli di così tante persone. Non potete immaginare quante e-mail e messaggi di ringraziamento ricevo da ragazze, ballerini e tante altre persone: messaggi che mi danno, nella mia battaglia, la forza di tornare a sperare. Ho detto delle cose semplici e il dibattito a cui questo ha portato è la migliore risposta.

Traduzione da intervista rilasciata dall'ex-solista del Teatro alla Scala Mariafrancesca Garritano, in arte Mary Garret, licenziata il novembre scorso dal teatro per "danno d'immagine". Mary Garret aveva scritto un libro intitolato La verità, vi prego, sulla danza e in un'intervista al quotidiano britannico The Observer aveva parlato del problema della presenza dei DCA anche nella sua prestigiosa compagnia di balletto. Pochi giorni fa il Tribunale del Lavoro di Milano ha respinto la sua richiesta di reintegro, ma lei sostiene che continuerà la sua lotta, perché "quando si dice la verità non si dovrebbe mai aver paura di andare fino in fondo".  Fonte: Alessandra Addari su InteractBlogs

mercoledì 12 settembre 2012

Bambini, anoressia e lap dance

E pedofilia. Qual è il nesso? Sono in impressionante aumento anoressia e bulimia fra i bambini piccoli, sotto ai 7 anni. E i genitori non se accorgono; anzi: spesso sono proprio loro i principali istigatori di tutto questo dolore. E se non fosse così, non sarebbero in impressionante aumento anche i business vomitevoli che grufolano intorno alla sessualizzazione infantile, facendo soldi sulla pelle dei piccoli. Sono tali i concorsi di bellezza per bambini (introdotti anche in Italia da un paio d'anni), i centri estetici (!) per bambini (anche di questi se ne contano già un paio in Italia, uno a Milano e un altro a Treviso), e ora anche i "corsi" di attività ginniche note finora solo come competenze specifiche delle ballerine da night, come la Lap Dance.  Come può venire in mente una cosa così straziante? "Li facciamo perché sono i genitori a chiedercelo", si difendono per esempio questi sciacalli che dal Canada propongono la bella novità di cui non c'era affatto bisogno. Genitori: cosa rispondete?


sabato 8 settembre 2012

Non solo miss e bambole istupidite: la Rai ci ha stufato

Quante volte abbiamo sottolineato come il dilagare dei disturbi alimentari sia anche una diretta conseguenza dell'ipnosi di massa che obbliga a modelli non solo vacui, ma anche irraggiungibili? Questo argomento è anche nelle mie profonde convinzioni, e dunque al centro delle ragioni di essere di questo stesso blog. Ecco perché ho scritto queste considerazioni su Vogue nonché "lettere" (ovviamente ignorate) alla cosiddetta fashion-guru Paola Pollo. Ecco perché sono anch'io indignata per lo spazio dato dal servizio pubblico alla stucchevole kermesse di Miss Italia, che usa valanghe di soldi pubblici per bombardarci per ben 5 giorni!! con 3 trasmissioni di anteprima + 2 seratone in grande stile,  con una "notizia" che avrebbe meritato 2 minuti al telegiornale e mezz'ora in una trasmissione di gossip o di costume. Invece ci sorbiamo 5 volte la lunga super-esposizione, come mucche, di ragazze infelici, accecate da sogni assurdi quando non ridicoli, obbligate a fare le brillanti e affamate dall'obbligo di sembrare dodicenni inappetenti.
E non voglio essere - e mai sarò - una mediacomplice. Ecco perché anch'io mi unisco a questa protesta, che avrà luogo oggi a Milano davanti alla sede della Rai. Se volete capire bene tutte le ragioni che l'hanno provocata, le trovate ampiamente descritte in questo post della Rete delle reti.


martedì 7 agosto 2012

Mi chiamo Marilyn

Ogni donna, da qualche parte, in qualche modo, in qualche momento della sua vita - è stata Marilyn. Una che doveva essere diversa; nascondersi dietro un fantoccio; negare se stessa; adattarsi a quell'idea di donna su cui gli uomini si arenano.
Amo il cuore che batteva dentro Marilyn, per le ragioni già spiegate qui - quel cuore di Norma Jean che gli uomini non sapevano vedere.
Per il resto.. ha detto già tutto Chiara, qui.

mercoledì 18 luglio 2012

Un trattato di pace con il corpo?


Avrete letto tutt*, immagino, che negli Usa una ragazzina di 14 anni ha lanciato una petizione CONTRO l’abitudine delle riviste di truccare le foto con photoshop per “rendere le ragazze perfette” (andate a firmarla!). Vizio che come sapete inchioda intere generazioni di teenager a modelli impossibili, con i risultati tragici che sappiamo. Invece di cadere nel nulla (come sarebbe successo in Italia), la sua petizione ha raccolto rapidamente più di 80.000 firme, costringendo l’editor di “Seventeen”, la rivista delle adolescenti americane a incontrare Julia. Incontro da cui è uscito un accordo: nientedimeno che un "trattato di pace con il corpo", un impegno firmato con cui la rivista si impegna a pubblicare solo foto di “modelli sani”, senza ricorrere a magrezze artefatte con photoshop. E’ una vittoria inaudita, a maggior ragione se si pensa che Seventeen è lo sponsor di quella atroce schifezza che è “American next top model”.
A questo punto altre due giovani blogger di Spark a movement (gruppo di attiviste che combatte contro la sessualizzazione delle ragazze nei media), sono andate all’attacco di Vogue, perché si prenda lo stesso impegno; e anche loro hanno già raccolto molte migliaia di firme. Voglio proprio vedere come se la caverà Vogue. Avete presente, Vogue? Vogue e le sue grottesche petizioni contro l'anoressia..?? E’ come chiedere a un cocainomane di passare dalla coca al big buble; ma vedremo.
A commento di tutto ciò, Lynn Grefe (presidente della National Eating Disorders Association), ha comunicato alcuni dati:
1. le immagini manipolate sulle riviste, ha confermato, contribuiscono molto a creare depressione e bassa autostima tra le bambine di età già inferiore agli 8 anni! E causano il ricorso ai disturbi alimentari;
2. le ragazze che si mettono a dieta rischiano il binge (e tutti i DCA) ben 12 volte di più di chi non lo fa: peccato lo facciano tutte, dato che le misure dei modelli imposti dalla moda sono raggiungibili da meno del 2% delle donne americane;
3. il 40% dei nuovi casi di anoressia colpisce le ragazze sotto ai 19 anni; una ricerca dimostra che più della metà delle ragazze adolescenti, e circa un terzo dei ragazzi, sono afflitti da ansie per il peso e da DCA.
C'è altro da aggiungere? La Grefe ha dunque lodato questo primo passo, ma ha detto che c’è molto, molto di più da fare; e che bisognerebbe non solo non seminare modelli mortiferi, ma anzi promuovere seriamente, nei media, un'immagine positiva del corpo e standard davvero raggiungibili di salute e bellezza. Altro che i ghetti “curvy” - dove persone normali sono praticamente bollate di ciccione, e ospitate come in un confino a latere del modello estetico ufficiale: quello del tripudio di modelle malate!
E, qui da noi, cosa facciamo? STILISTI, RIVISTE DI MODA, GIORNALISTE ITALIANE: SE CI SIETE, SE NON SIETE MORTI DEL TUTTO, SE AVETE UN'ANIMA, BATTETE UN COLPO.


domenica 1 luglio 2012

Il suo nome è Sweet Suicide

Il suo nome è Sweet Suicide... lei cerca la perfezione.





Bè.. roba da pazzi. Non ci posso credere! Ma non serve dilungarmi.. grazie Rete delle reti, grazie Rivoltelle, grazie Mary Garret; grazie tutte (e tutti) voi che passate di qui E' una gioia immensa questo ritrovarsi, tutte insieme, come allo stesso incrocio.. ognuna da strade diverse, ma con le stesse, le stesse certezze nel cuore, la stessa gioia nel sapere che ci si può incontrare.
E' un'emozione che quella canzone, nata come un sussurro qui, su questo blog, sia stata raccolta come un gattino per strada, e trasformata in un ruggito da una band femminile.
Infine sottoscrivo ogni parola che Mary Garret dice nel (secondo) video; sperando che qualcuna di voi ci vorrà fare un pensierino.

giovedì 17 maggio 2012

Tutti conosciamo una Sara

La conoscete? Si, tutti conosciamo una Sara.. Sara che conduce una doppia vita: quella alla luce del sole, dove recita la parte della brava ragazza, "solare", diligente e apparentemente senza problemi. E quella segreta fatta di costrizioni, di autodisciplina e di regole ferree per imporre alla sua anima l'indipendenza dalle emozioni; al suo corpo un'irraggiungibile sottigliezza. Inizialmente nessuno pare farci caso, dai genitori alle amiche del cuore nessuno si accorge di niente. Sara è sempre in compagnia di una bottiglietta d'acqua; Sara si chiude e camuffa ogni cosa di sè: i digiuni forzati, gli esercizi e le corse fino allo sfinimento, i pranzi e le cene gettati nell'immondizia. 
E.. la "camera dei segreti", dove agire indisturbata. Mentre dimagrisce Sara si sente sempre più forte, potente, invincibile. Finché sviene durante una gita scolastica. 


Finché i mostri covati nell'anima vengono allo scoperto.
Tutti conosciamo una Sara, ma molti non sanno di conoscerla. Tutti abbiamo accanto i suoi mostri, ma molti non ne sanno niente. QUI potranno saperne qualcosa di più.

giovedì 10 maggio 2012

La mia vita è body art

Chissà se qualcuna si ricorda di una canzone che avevo pubblicato qui sul blog.. si chiamava Sweet suicide, e diceva ".. il mio sogno è perfezione, le mie ossa un manifesto, la mia vita è Body Art". Era più di 2 anni fa.. Da qualche altra parte, un'artista stravolta dall'anoressia/bulimia stava facendo di queste parole vita vissuta. Oggi sono inciampata in alcune parole scritte da lei: "credo nel potere salvifico della mia stessa azione performativa". Sotto, un commento: "l'arte è come l'amore: se è vera è taumaturgica". E ho pensato che è vero, e mi è salita una commozione; un pensiero che ha abbracciato tutte voi, tutte le cose che ci siamo dette in questi 2 anni e mezzo.. anche se sempre meno; ormai io non passo quasi più e nemmeno voi. 
E così il blog è (ancora) come una grande casa vuota, ogni tanto una folata di vento e qualche persiana che sbatte. Ma insieme soffia ancora il respiro di tutte quelle parole, qualcosa di voi.