martedì 7 agosto 2012

Mi chiamo Marilyn

Ogni donna, da qualche parte, in qualche modo, in qualche momento della sua vita - è stata Marilyn. Una che doveva essere diversa; nascondersi dietro un fantoccio; negare se stessa; adattarsi a quell'idea di donna su cui gli uomini si arenano.
Amo il cuore che batteva dentro Marilyn, per le ragioni già spiegate qui - quel cuore di Norma Jean che gli uomini non sapevano vedere.
Per il resto.. ha detto già tutto Chiara, qui.

mercoledì 18 luglio 2012

Un trattato di pace con il corpo?


Avrete letto tutt*, immagino, che negli Usa una ragazzina di 14 anni ha lanciato una petizione CONTRO l’abitudine delle riviste di truccare le foto con photoshop per “rendere le ragazze perfette” (andate a firmarla!). Vizio che come sapete inchioda intere generazioni di teenager a modelli impossibili, con i risultati tragici che sappiamo. Invece di cadere nel nulla (come sarebbe successo in Italia), la sua petizione ha raccolto rapidamente più di 80.000 firme, costringendo l’editor di “Seventeen”, la rivista delle adolescenti americane a incontrare Julia. Incontro da cui è uscito un accordo: nientedimeno che un "trattato di pace con il corpo", un impegno firmato con cui la rivista si impegna a pubblicare solo foto di “modelli sani”, senza ricorrere a magrezze artefatte con photoshop. E’ una vittoria inaudita, a maggior ragione se si pensa che Seventeen è lo sponsor di quella atroce schifezza che è “American next top model”.
A questo punto altre due giovani blogger di Spark a movement (gruppo di attiviste che combatte contro la sessualizzazione delle ragazze nei media), sono andate all’attacco di Vogue, perché si prenda lo stesso impegno; e anche loro hanno già raccolto molte migliaia di firme. Voglio proprio vedere come se la caverà Vogue. Avete presente, Vogue? Vogue e le sue grottesche petizioni contro l'anoressia..?? E’ come chiedere a un cocainomane di passare dalla coca al big buble; ma vedremo.
A commento di tutto ciò, Lynn Grefe (presidente della National Eating Disorders Association), ha comunicato alcuni dati:
1. le immagini manipolate sulle riviste, ha confermato, contribuiscono molto a creare depressione e bassa autostima tra le bambine di età già inferiore agli 8 anni! E causano il ricorso ai disturbi alimentari;
2. le ragazze che si mettono a dieta rischiano il binge (e tutti i DCA) ben 12 volte di più di chi non lo fa: peccato lo facciano tutte, dato che le misure dei modelli imposti dalla moda sono raggiungibili da meno del 2% delle donne americane;
3. il 40% dei nuovi casi di anoressia colpisce le ragazze sotto ai 19 anni; una ricerca dimostra che più della metà delle ragazze adolescenti, e circa un terzo dei ragazzi, sono afflitti da ansie per il peso e da DCA.
C'è altro da aggiungere? La Grefe ha dunque lodato questo primo passo, ma ha detto che c’è molto, molto di più da fare; e che bisognerebbe non solo non seminare modelli mortiferi, ma anzi promuovere seriamente, nei media, un'immagine positiva del corpo e standard davvero raggiungibili di salute e bellezza. Altro che i ghetti “curvy” - dove persone normali sono praticamente bollate di ciccione, e ospitate come in un confino a latere del modello estetico ufficiale: quello del tripudio di modelle malate!
E, qui da noi, cosa facciamo? STILISTI, RIVISTE DI MODA, GIORNALISTE ITALIANE: SE CI SIETE, SE NON SIETE MORTI DEL TUTTO, SE AVETE UN'ANIMA, BATTETE UN COLPO.


domenica 1 luglio 2012

Il suo nome è Sweet Suicide

Il suo nome è Sweet Suicide... lei cerca la perfezione.





Bè.. roba da pazzi. Non ci posso credere! Ma non serve dilungarmi.. grazie Rete delle reti, grazie Rivoltelle, grazie Mary Garret; grazie tutte (e tutti) voi che passate di qui E' una gioia immensa questo ritrovarsi, tutte insieme, come allo stesso incrocio.. ognuna da strade diverse, ma con le stesse, le stesse certezze nel cuore, la stessa gioia nel sapere che ci si può incontrare.
E' un'emozione che quella canzone, nata come un sussurro qui, su questo blog, sia stata raccolta come un gattino per strada, e trasformata in un ruggito da una band femminile.
Infine sottoscrivo ogni parola che Mary Garret dice nel (secondo) video; sperando che qualcuna di voi ci vorrà fare un pensierino.

giovedì 17 maggio 2012

Tutti conosciamo una Sara

La conoscete? Si, tutti conosciamo una Sara.. Sara che conduce una doppia vita: quella alla luce del sole, dove recita la parte della brava ragazza, "solare", diligente e apparentemente senza problemi. E quella segreta fatta di costrizioni, di autodisciplina e di regole ferree per imporre alla sua anima l'indipendenza dalle emozioni; al suo corpo un'irraggiungibile sottigliezza. Inizialmente nessuno pare farci caso, dai genitori alle amiche del cuore nessuno si accorge di niente. Sara è sempre in compagnia di una bottiglietta d'acqua; Sara si chiude e camuffa ogni cosa di sè: i digiuni forzati, gli esercizi e le corse fino allo sfinimento, i pranzi e le cene gettati nell'immondizia. 
E.. la "camera dei segreti", dove agire indisturbata. Mentre dimagrisce Sara si sente sempre più forte, potente, invincibile. Finché sviene durante una gita scolastica. 


Finché i mostri covati nell'anima vengono allo scoperto.
Tutti conosciamo una Sara, ma molti non sanno di conoscerla. Tutti abbiamo accanto i suoi mostri, ma molti non ne sanno niente. QUI potranno saperne qualcosa di più.

giovedì 10 maggio 2012

La mia vita è body art

Chissà se qualcuna si ricorda di una canzone che avevo pubblicato qui sul blog.. si chiamava Sweet suicide, e diceva ".. il mio sogno è perfezione, le mie ossa un manifesto, la mia vita è Body Art". Era più di 2 anni fa.. Da qualche altra parte, un'artista stravolta dall'anoressia/bulimia stava facendo di queste parole vita vissuta. Oggi sono inciampata in alcune parole scritte da lei: "credo nel potere salvifico della mia stessa azione performativa". Sotto, un commento: "l'arte è come l'amore: se è vera è taumaturgica". E ho pensato che è vero, e mi è salita una commozione; un pensiero che ha abbracciato tutte voi, tutte le cose che ci siamo dette in questi 2 anni e mezzo.. anche se sempre meno; ormai io non passo quasi più e nemmeno voi. 
E così il blog è (ancora) come una grande casa vuota, ogni tanto una folata di vento e qualche persiana che sbatte. Ma insieme soffia ancora il respiro di tutte quelle parole, qualcosa di voi.


venerdì 4 maggio 2012

Il nuovo corpo delle ballerine

"Dopo il dibattito sull'anoressia partito da una ex-solista della Scala", titola il Corriere, "da super leggere a muscolose: ecco il nuovo corpo delle ballerine". L'articolo è di pochi giorni fa. Vi ricordate chi era la solista? E come mai ora è "ex"? Va bè.... e un'altra domanda che mi viene in mente ora è: ma chi ci crede?
Però ci voglio credere: viviamo immersi un un mare di palle; è per questo che alla fine sembrano vere. Ma è come con la famosa storia del re nudo: se qualcuno inizia a dirla, la verità, se qualcuno tira fuori la testa dalla palude di palle, pian piano contagia gli altri, finché ci si libera davvero.



sabato 7 aprile 2012

Anche una mosca blu, se si posa sulla coda di un buon cavallo, può viaggiare diecimila miglia

"La mia tendenza prima di conoscere il Buddismo era ritenermi 'sbagliata' in qualsiasi situazione. Forse anche perché ho una sorella gemella e per mia madre, il più delle volte, io ero la parte in ombra e lei quella illuminata. A quel tempo il mio problema maggiore si chiamava anoressia e bulimia, e tutti i pensieri, 24 ore su 24, erano concentrati su un’unica cosa: come evitare di mangiare. In compenso avevo una fame spropositata, ma evitavo anche la più piccola briciola per paura di non riuscire più a smettere di ingurgitare cibo. Avevo lo stesso atteggiamento anche nelle relazioni affettive: evitavo di desiderare l’amore per paura di non riuscire a tollerare un rifiuto. Quando Antonella mi parlò di Nam-myoho-renge-kyo cominciai a praticare, senza farmi molte domande. Dacché passavo le giornate a controllare la vita, come le calorie, nei minimi dettagli, pian piano cominciai a partecipare alle riunioni, e siccome si tenevano di mattina, perché era il gruppo di chi lavorava di sera, la giornata prendeva una piega insperata. (...) Volevo star bene e volevo farlo insieme agli altri, mentre fino ad allora mi ero costruita una gabbia protettiva da cui non riuscivo più a uscire".